A seguito del convegno molto partecipato del 30 giungo scorso presso la Provincia di Savona “per un nuovo modello di mobilità ferroviaria nel territorio savonese”, si è ripreso questo tema in un affollato incontro pubblico presso la libreria Ubik.

Mentre in tutta Europa e nel Nord Italia le infrastrutture ferroviarie vengono potenziate, anche in vista della necessaria limitazione del trasporto su gomma, sul territorio savonese si verifica – ormai da decenni – un depotenziamento delle linee e conseguentemente dei servizi sia per passeggeri che per merci.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: dal traffico caotico nelle domeniche d’estate alle colonne di autocarri sull’Aurelia e su tutte le strade e autostrade della provincia; dal difficile collegamento tra il porto e l’entroterra, all’inquinamento e ai frequenti incidenti stradali; per non parlare del mancato sviluppo produttivo dovuto anche all’inefficienza dei collegamenti.

Il declino e l’impoverimento dell’economia savonese per troppo tempo hanno trovato una scarsa e negligente attenzione di politici e amministratori, distratti, indifferenti, spesso confinati in un immobilismo sfavorevole se non contrario allo sviluppo economico.

Oggi alcuni rappresentanti della politica, sia a livello locale sia a livello nazionale, hanno dimostrato sensibilità e interesse al problema; è necessario quindi tenere vivo l’impegno e proporre soluzioni concrete e realizzabili in tempi brevi e con costi contenuti se paragonati a quanto viene investito, in questi tempi ma in altre zone, in tema di trasporti.

Giorgio Ajassa e Dario Zucchelli, ex dipendenti delle Ferrovie dello Stato, sostenuti da Noi per Savona e con numerose altre adesioni, partendo da una grande esperienza maturata in ambito professionale, propongono alcuni interventi che possono potenziare significativamente l’attuale struttura ferroviaria.

In particolare, posando il secondo binario sulla sede già predisposta tra Savona e S. Giuseppe di Cairo via Altare, si potrebbe realizzare un trasporto passeggeri cadenzato con funzione di treno suburbano tra il capoluogo e la Valbormida; nel contempo si renderebbero disponibili nuove tracce per le merci anche in vista dello sviluppo delle aree portuali savonesi e degli importanti traffici di container previsti verso il Piemonte e la Lombardia. Ne conseguirebbe un alleggerimento dell’attuale servizio autobus che potrebbe convertirsi in un trasporto capillare ed integrato verso i paesi non toccati dalla ferrovia, come già avviene in maniera efficiente in numerose realtà italiane e straniere.

Una seconda proposta riguarda il riutilizzo della ferrovia Cuneo-Mondovì. Questa, chiusa da alcuni anni anche se recentemente ammodernata, consentirebbe – previa elettrificazione – di aprire nuovi e veloci collegamenti tra il Cuneese e la Riviera di Ponente evitando il transito da Fossano e il cambio di treno.

La proposta forse più importante riguarda l’eliminazione del collo di bottiglia (a binario unico e con limitazioni dovute alla vetustà della linea) presente tra S. Giuseppe di Cairo e Ceva. Una variante di circa 20 km consentirebbe di eliminare alcune acclività e le carenze strutturali fornendo un collegamento ottimale tra Savona e Torino.

Inoltre, senza necessità di interventi strutturali, è possibile intensificare il servizio tra San Giuseppe di Cairo ed Acqui ed istituire sulle riviere a ponente e a levante di Savona (Savona-Varazze e Savona-Finale Ligure) un servizio su ferro con treni bidirezionale e tempi di percorrenza di circa 15 minuti per tratta, assolutamente competitivi con i tempi di percorrenza su strada.

È essenziale a questo punto mantenere vivo l’argomento presso gli amministratori che già hanno dichiarato il loro interesse, informare in merito l’opinione pubblica e stabilire relazioni con le realtà economiche ed industriali delle due regioni interessate.

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Nell’incontro del 3 di novembre 2017 alla libreria Ubik g.c., si è lanciato un preciso e dovuto atto di accusa al complice immobilismo della politica savonese che, nonostante il progressivo depauperamento delle sue attività economiche ed una mancanza di una seria prospettiva e progetto di rigenerazione per una nuova rinascita economica, nulla ha fatto e nulla ha in programma di fare.

 

Anche la popolazione del nostro territorio sembra subire passivamente le conseguenze di questo vero e proprio impoverimento e decadenza dell’humus economico.

o rilancio delle infrastrutture trasportistiche di Savona che fanno si che le attività economiche compreso il tanto declamato turismo non possa avere un suo sviluppo.

Le ferrovie che tanto contribuirono sul nostro territorio allo sviluppo economico di fine ‘800 e di buona parte del ‘900, nonostante i blocchi che storicamente i politici genovesi posero al suo sviluppo, riuscirono comunque a svilupparsi prima con una linea a semplice binario verso Bra, Carmagnola e Torino, in seguito verso Alessandria e Milano e successivamente con una seconda linea costruita per il doppio binario mai posato e contemporaneamente con una terza linea funiviaria per rinfuse secche non deperibili (funivia porto – San Giuseppe) per superare i valichi verso le aree nord del triangolo industriale (Milano e Torino) e la Svizzera. (Savona porto della Svizzera)

Negli anni 70 ed 80 le antiscientifiche teorie secondo le quali il “trasporto su gomma” era il radioso futuro del trasporto delle merci e delle persone e le ferrovie destinate all’estinzione, gli immani danni all’ambiente ed alla vivibilità planetaria, i danni alla salute degli esseri viventi, l’impossibilità di muoversi nella saturazione caotica del traffico su gomma sia urbano che extraurbano, furono abbandonate e si riscoprì che metropolitane leggere o pesanti, tram, treni erano e sono una risposta ambientale adeguata all’esigenza di mobilità sia di merci che di persone.

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I dati presentati durante l’incontro: LA CURA DEL FERRO

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“Noi per Savona” esprime forte perplessità davanti agli ultimi interventi della Giunta Caprioglio, che mostrano un metodo di lavoro che ignora la discussione nei luoghi a ciò deputati.

Abbiamo dovuto conoscere dai giornali la destinazione sull’asilo delle Piramidi dei fondi di un benefattore e il progetto di una residenza universitaria sul Priamàr.

Sono proposte, date quasi per certe, che dovrebbero invece essere discusse nelle sedi istituzionali (Commissioni, Consiglio) e in riunioni pubbliche in cui ascoltare le opinioni e le esigenze dei Cittadini.

Siamo sicuri che la collocazione della residenza per gli studenti sul Priamàr, molto lontana dal Campus, non porterà prima o poi ad altro utilizzo della costosa ed elegante struttura?

Siamo sicuri che le Piramidi siano la priorità delle ristrutturazioni, mentre si sta chiudendo l’asilo di Villapiana?

E perché abbiamo dovuto vedere sui giornali il progetto del Fronte mare di Levante e la presenza del gazebo di Casa Pound sul Corso?

Quest’ultimo episodio mette in luce che il clima sociale e politico in Città sta cambiando in un modo che meriterebbe una più attenta e condivisa riflessione pubblica.

Daniela Pongiglione

Segue una lettera di una cittadina che esprime perplessità sulla attuale situazione politica a Savona:

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Ho letto con piacere sulla cronaca di Savona della Stampa che il vostro gruppo si è posto il problema del perchè una consistente donazione verrà utilizzata dal comune per ristrutturare l’asilo nido delle Piramidi quando è stato chiuso l’asilo nido “La giostra” di Via S. Lorenzo in quanto il comune non aveva i fondi necessari per la sua ristrutturazione. Come nonna di una bimba che frequenta questo asilo ho seguito molto da vicino tutta la vicenda che ha privato, in un attimo, un quartiere con la presenza tanti bambini come Villapiana, di una struttura che funziona al suo completo con tre sezioni e con una lista di attesa. Quindi deduco che non solo non c’è alcuna intenzione di ripristinare in futuro tale struttura, ma si avanza già l’ipotesi che deve essere ristrutturato l’asilo delle Piramidi , anticamera della futura chiusura anche di questo. Del resto l’aumento delle rette da settembre 2017, in un primo momento fissato in corso d’anno e poi bloccato dalle proteste dei genitori in quanto illegittimo, determinerà di da se una riduzione delle liste di attesa che verrà propagandato dall’amministrazione comunale come una mancanza di richieste in tal senso delle famiglie. Il quartiere di Villapiana, non solo è senza asilo nido, ma ha una Scuola dell’Infanzia Statale che non copre le richieste delle famiglie che vi risiedono e che quindi devono rivolgersi alla Scuola dell’Infanzia paritaria evidentemente dietro pagamento di una retta. Sono a conoscenza che l’istituzione di sezioni di Scuola dell’Infanzia non è di sola competenza del Comune ma occorre anche la disponibilità di posti in organico di insegnanti statali, ma se non vi è alcuna richiesta al MIUR da parte di quest’ultimo e disponibilità di locali dove aprire tali sezioni, la situazione non si sbloccherà mai. Che Villapiana sia un quartiere da utilizzare solo in campagna elettorale e poi da dimenticare lo dimostra anche il degrado delle aree verdi. Basta andare in Via Verdi davanti alle Scuole Elementari e Medie per vedere nei giardini deiezioni canine ovunque anche nei giochi, giochi rotti da almeno un anno e mai riparati, erba alta dove vanno i cani e terra dove vanno i bambini, cestini della spazzatura quasi sempre pieni e spazzatura per terra. Non migliore sorte hanno i giardini di Via Trincee, regno incontrastato di cani e di proprietari maleducati che,in barba ai cartelli di divieto, li fanno entrare nelle aree giochi, senza che si veda mai un controllo. C’è una parte di tali giardini sempre allagato e con fango, proprio ai piedi di uno scivolo, probabilmente una perdita d’acqua con aggravio di spesa ma ormai da molto tempo. Ringrazio per l’attenzione.

Maria Silvia Delfino

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