La Variante al Crescent è servita.   E’ andata proprio come era facile immaginare.

 

Nel Consiglio comunale di Lunedì 20 Marzo, l’Assessore Aglietto ha respinto la richiesta di rinvio formulata da Noi per Savona. (vedi l’ultima notizia del 21 Marzo)

L’Assessore, nella sua replica, si limitò a rifiutare ogni proposta e ad esaltare le benemerenze della sua tanto amata Amministrazione che aveva “ cambiato faccia alla Vecchia Darsena ” (!).

Sembra proprio che la Giunta sia incapace di immaginare o di comprendere quali saranno le vere trasformazioni, i veri disastri che saranno generati da un Monster Plan voluto e progettato da chi della nostra città ha capito proprio nulla.

Ma l’Assessore si sentiva forte,  forte della certezza di avere l’approvazione succube della solita maggioranza.   Infatti, la delibera fu sottoposta al voto senza ulteriori discussioni ed approvata con 19 voti a favore, 15 contrari e 3 astensioni.  Tre consiglieri erano assenti.

 

Troppi Savonesi non hanno ancora compreso o, peggio,  hanno dimenticato quanto gravi possano essere le conseguenze dell’operazione speculativa basata sul “Monster Plan” di Bofill e sui conseguenti Strumenti Urbanistici Attuativi.

Troppe forze politiche, che pur sapevano e sanno, si sono abbandonate alla comoda scusa

 “… ormai non c’è più niente da fare…” e si preparano ad inghiottire qualche nuova, insensata torre.  E sono doppiamente colpevoli;  il loro piatto di lenticchie sarà una sdruscita poltrona. Eppure tutti hanno avuto modo di comprendere benissimo che l’attuazione di questi SUA  causerà irreparabili guai alla Città e che questi guai forse potrebbero ancora essere in parte evitati.

 

Per stimolare l’attenzione di tanti smemorati, elenco sei dei tanti, fondamentali difetti del Monster Plan e Strumenti conseguenti (chi volesse avere maggiori notizie sui disastri del progetto Bofill e su quanto si doveva e si poteva fare fin dagli anni ’90,  troverà molto materiale nell’Archivio di questo sito):

1) – tutto l’insieme del Monster Plan e degli Strumenti Attuativi ignora (si tratta esattamente di vera e propria ignoranza!) la forma e la storia del territorio coinvolto.  Forma e storia che dovevano invece ispirare lo sviluppo della nuova città;  ma Bofill (ed i suoi committenti) di questo non sapevano e non sanno proprio nulla.

Dò un esempio concreto:  tutta l’edificazione poteva trovar sede nelle aree archeologicamente sterili (che sono abbondanti, pur di conoscerle!),  riservando  le aree di maggior interesse archeologico ad utilizzazione pubblica.   E’ da anni che questa idea così semplice ed efficace è stata più volte proposta;  ma nessuno si è mai degnato di prenderla in considerazione;

2) -  gran parte delle aree occupate dai palazzoni del Bofil erano in passato demanio dello stato o del comune.  Esistono prove chiarissime al riguardo.  Perché l’esecutivo del Comune, prima di inchinarsi ai voleri di pochi,  non ha richiesto una completa ricostruzione dei presunti passaggi di proprietà?  Se parte di quelle aree fossero davvero ancora dello Stato o del Comune, tutto potrebbe essere ridiscusso.  Perché nessuno si è preoccupato di mettere in chiaro, esaurientemente e definitivamente, un aspetto così importante?

 3) – nessuna norma ha mai obbligato l’Amministrazione comunale a concentrare tanta cubatura in aree così sciagurate (ma “privilegiate”).   Il PTC del Savonese fissava il recupero del 50% dei volumi degli edifici industriali esistenti come limite massimo raggiungibile nelle facoltative previsioni di PUC,  non certo come sacro diritto degli speculatori;

4) - gli oltre 150.000 mc di costruzioni previste nei due SUA del Master Plan Bofil sono enormemente sproporzionati rispetto al volume annualmente assorbibile dal mercato edilizio della città. Una simile “riserva di caccia” creerà gravissimi squilibrii in tutto lo sviluppo della Città nel prossimo ventennio;

5) -  la “rotonda” di Corso Mazzini è totalmente sbagliata.  Non potrà mai adempiere alle sue funzioni se sovraccaricata dall’immissione della strada interna del Crescent  (una delle pensate del Bofill!). Tutto il nodo e la strada progettata dall’Autorità portuale dovrebbero essere ridisegnati integralmente.  Invece, il progetto dell’Autorità portuale ha ridotto la larghezza della nuova strada per il Porto da 15 metri (come è tuttora indicata nel SUA!) a 7 metri e mezzo! ;

6) -  la cosiddetta “ strada del BIC ” che in realtà dovrà servire tutto l’utilizzo urbano delle aree poste tra il mare ed il Priamar è studiata in modo poco chiaro e certamente insufficiente.

Il Bofill l’aveva completamente ignorata e, al momento della prima redazione del SUA,  era stato escogitato un ripiego improvvisato (è utile rileggere i verbali delle Conferenze dei Servizi di quell’epoca), oggi del tutto inaccettabile, sia nelle quote che nel tracciato.  In realtà il problema di quella strada, di importanza vitale per lo sviluppo sul mare della città futura,  poteva essere risolto soltanto con una modifica radicale della viabilità allora proposta.

Ma da quel momento il Comune non se ne interessò più e lasciò fare all’Autorità Portuale, che certamente non aveva interesse o capacità per affrontare un simile problema.

 

Non trascuriamo, infine, l’importanza della constatazione, taciuta sistematicamente da tutti, riguardante l’inosservanza del termine di inizio delle infrastrutture e delle urbanizzazioni previste dallo SUA, termine esplicitamente fissato nelle Norme di Attuazione dello SUA stesso, scaduto fin dalla prima metà del 2005.

Cosa ha fatto od intende fare l’Amministrazione nell’interesse della Città,  di fronte a questa evidente e grave inadempienza?

Intende forse riesaminare seriamente il sistema infrastrutturale, per eliminarne i difetti più gravi?

No, affatto.  Anzi, concede subito una Variante di comodo a chi non è mai sazio.

 

Questa è la situazione. Di fronte a fatti così certi e pesanti,  le forze politiche della maggioranza (formale e trasversale) non possono continuare a dire che tutto va bene e fingere che tutti quei problemi non esistano o siano superati.

Che debbono fare, allora, i Savonesi?

Quanto meno, aprire bene gli occhi, quando si tratterà di votare per la nuova Amministrazione comunale.   (d.b.)